
L’astuto Ulisse,
così mi chiamavano.
Così di me cantavano.
Perfino Achille ascoltò le mie parole.
Perchè ero vecchio e saggio.
Così credevano.
-Stolto.-
Vagai per mari,
per terre,
per guerre.
Ascoltando,
nutrendo la mia stupidità
di conoscenza.
Quanti anni di sangue sulle spalle,
per quelle alte mura da varcare.
Degli uomini è la guerra,
superba e fiera.
Priva di pietà e compassione.
Acceca,
rende avidi.
L’onore da difendere,
-a quale prezzo?
La terra è intrisa del sangue
dei morti,
che ogni notte urlano
nelle mie orecchie.
Mia sposa infelice.
Se avessi compreso cos’è Itaca:
la casa,
l’amore,
il nucleo.
L’abbraccio che consola,
il giorno che non muore.
La notte che porta pace.
I tuoi occhi.
Se avessi compreso.
Ed ora vago, in acque ostili,
meta vicina, eppur lontana,
che mai raggiungo.
Ad ogni ruggito della mia vanità si allontana.
-Se comprendesse,
l’astuto Ulisse si piegherebbe agli dei.-
Questo stolto petto,
gonfio d’orgoglio-mai sazio-ci separa.
Uccidendoti ogni giorno dei tuoi giorni.
Se comprendessi,
dichiarerei sconfitta.
E tu, mia amata compagna,
nella tua attesa, nel tuo dolore,
t’innalzi alta e pura
vincendo su questo piccolo uomo.
Se avessi compreso…
©Gattodimare
Dipinto di L.Roperti
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