Posted by: aguamala | 6 Maggio, 2008

Gattodimare

 

Dalla finestra di quella camera si vede il mare.
Nelle giornate in cui cambia il vento l’aria diventa gelida ed umida.
Entra in ogni angolo della casa.
Penetra nelle ossa mettendo inquietudine.

“Dicono che il mare appartenga a chiunque lo chiami.”-diceva.

Il tempo si è fermato. Ogni cosa giace immobile al suo posto. Senza tempo.
Il pianoforte non ha più voce. Tradito nel suo angolo. Potresti farci tutte le note che vuoi, ma non le sue. Quelle si sono perse in un diario di pagine bianche che nessuno ha mai scritto.
“Ogni tanto qualche ingranaggio si inceppa.”
- dice a bassa voce, per non disturbare l’incompiuto percorso della vita.
 Il vento caldo di scirocco fa ondeggiare le tende.

“E’ come un grande abbraccio. Una nenia d’amuri.”- le sussurrava all’orecchio.
 
La casa cade a pezzi: il sale si è infiltrato nelle travi, nelle tarlature dei mobili. Si attacca alla pelle e ai vestiti.
“Ogni cosa ha una fine. Solo il mare non ha tempo. Lui ha una metrica ben precisa di andate e ritorni…”

Si ferma sotto il porticato ad osservare il giardino: sembra che la vegetazione voglia ingoiare tutto. Quest’esplosione di vita stride con il letargo della casa.
È una notte sonnolenta. La città riposa quieta. Ne potreste sentire il respiro.
Oltre quel cancello il mare.
 
“Il mare non ha tempo, immutato e mutevole nella sua astratta perfezione, appartiene a chiunque lo ami.”- diceva.

L’acqua le lambiva appena i piedi.
Inutile fuggire. Ogni ricordo era ancorato nelle pieghe mute dell’anima.
Inspirò l’aria salmastra.
La voce del mare si insinuò con prepotenza nel suo corpo. Come un orgasmo improvviso che risveglia i sensi. Tornava ad esistere, dopo l’oblio quotidiano.
 
…“Somiglio ad una gabbianella ?”- gli chiede ridendo.
“Piuttosto, direi che somigli ad un “gatto di mare”!-risponde sorridendo-“Uno di quegli esili gattini che ciondolano al porto col pelo arruffato dal sale!
Quelli che dormono beati sulle reti dei pescatori. Ignari dello scorrere del tempo. Sovrani del mondo.
Il mare è come i gatti. Non ha tempo, non ha anni.
Indifferente e irraggiungibile. O lo odi o lo ami. Non ammette vie di mezzo.
E’ come te.”
La solleva da terra.
“Il mio GATTODIMARE!”- dice ad alta voce.
Ama sentirla ridere. E’ incantato dal suono argentino di quella risata.
Qualcuno avrebbe dovuto scattare una foto. Senza mettere a fuoco.
Dai colori carichi. Satura. Rubata al tempo, ad un istante di felicità senza contorni ben definiti che nessuno ha voluto tracciare…

Era un giorno come tanti quando lei andò via.-Un giorno senza risveglio.
Quell’amore si era perso come acqua nella sabbia. Era rimasto solo un impercettibile colore bruno dove vi era caduta la goccia. 
Aveva seppellito quella risata argentina nell’abisso. Lasciandola divenire memoria custodita dal mare.

“Ogni cosa ha una fine. -diceva- Solo il mare non ha tempo. Ha una metrica ben precisa di andate e ritorni. Non tutti riescono a decifrarla.
Il suono che si sprigiona dall’abisso lo culliamo dentro. Lenisce quel dolore sordo che consuma i giorni, i sogni… Le speranze.
Il mare non ha tempo, non ha anni.
Resta immutato, nella sua magnificenza, ad incantarci. Con astratta e mutevole perfezione.
Come te, mio piccolo Gattodimare.”-diceva.

Guardò la luna riflessa nell’acqua. Sospesa tra cielo e mare. Amica e compagna dei gatti.
Pensò che anche lei, come la luna, era rimasta “sospesa” in quella casa.
Per un attimo, tutto cominciò a tremolare…
“Non è una lacrima.”-si disse.
“E’ acqua di mare.”

Sentiva la necessità di ritornare al suo mare. Aveva bisogno di ritrovare quell’amore sfuggito al tempo nella metrica di andate e ritorni indecifrabili.
Non poteva farne a meno.
Non voleva farne a meno.
Aveva messo l’Oceano tra loro, fermando l’eternità in quell’angolo di mare.
 
“Forse, un giorno, “Gattodimare” smetterà di fuggire e ritornerà ad acciambellarsi quieta sulle reti dei pescatori. A dormire il suo sonno senza tempo. Sovrano del porto e della sua città di mare…”
Così le aveva detto, tanti anni fa, stringendola a sé.

Tolse i vestiti. Lentamente. Come un rito.
Rimase nuda. Esile come un gatto di mare.
Un passo, due passi.
L’acqua le carezzava la pelle impudicamente.
Il mare le cinse la vita. Come un grande abbraccio.
L’abbraccio dell’immenso.
Un passo, due passi.
Il bacio del mare sulle labbra.
Le mani del mare sulla nuca come carezza del padre.
La voce del mare nel cuore come parole della madre.
Le lacrime si persero in acqua- Tornando a casa.
Ogni dolore scomparve. Ogni ricordo sbiadì.
Ad occhi aperti dentro il ventre del mare, per vedersi.
Per ritrovarsi.
Per rinascere nell’acqua…

©Gattodimare
Foto di ©M.G.

Risposte

E’ meraviglioso rivedere questa foto con le tue parole.
Parole che ho amato tanto.
Ricordo quando lo presentasti ad un concorso … rileggevo gli altri racconti … ma questo era il più bello.

Ti adoro
Mchelangelo

Ti amo…

“Ogni cosa ha una fine. Solo il mare non ha tempo. Lui ha una metrica ben precisa di andate e ritorni…”

Molto bello il racconto… fa sperare…

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