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Che cos’era il mare?

Che cos’era il mare?
Aveva code d’acqua e zampe d’acqua tra le rocce, levigava i ciottoli, faceva sigle di luce sulla sabbia: era profondo ma insensibile, si diceva, e celibe, individuale, sterile. In onde riottose o calme maree saliva e discendeva, circondava le terre, lui lunare, lui freddo, irriducibile nel suo votarsi al movimento e all’aridità. Le navi lo solcavano in lunghe scie. Ora si è persa la memoria delle tempeste e dei fari, dei velieri e dei transatlantici, dei naufraghi, dei carichi di porpora e di carbone, di Tiro, di Londra.
Era profondo ma insensibile, si diceva, dimora delle conchiglie, delle famiglie dei pesci, estinte, ora: aveva fondali viscidi, crateri e alghe, e coralli. Tagliava i promontori, reggeva le isole.
Giocava, lui muto, sprezzante, inservibile, felice nei suoi movimenti vitali.

Giuseppe Conte
Incisione a mano di Peter Graham, “Lashing Waves & Sea Birds Cry”

Silvio vita “mica tanto” nova

Silvio, mon amour, ultimamente, a causa della mia salute cagionevole credo di averti trascurato. Non ho potuto cogliere al meglio i tuoi primi passetti…Neppure ti ho dato il bentornato…
In questi tristi e bui mesi di vallette e baruffe amorose con la sciura Lario, ti ho visto spegnere poco a poco, relegato quasi a personaggio di serie B!
Silvio, credimi, non c’era gusto a scagliarsi contro Prodi, Veltroni e l’armata Brancaleone. Non era soddisfacente. Mi consenta…Dentro, sentivo che mancava qualcosa. Mi avevi lasciato un vuoto incolmabile.
Ed ora eccoti, mio caro teleimbonitore, pronto a rivendermi il miracolo italiano. Ti ho visto rinascere come l’araba fenice.
In molti avranno sudato freddo quando in un momento di lucida follia (quelli che mi mancavano) hai sparato la trombonata della cordata per salvare Alitalia.
Ed allora mi son detta: “E’tornato! Più in forma che mai!!”.
Un brivido mi ha solcato la schiena. Di gioia o sdegno, non so…Ai posteri l’ardua sentenza.
Scommetto che tirerai fuori dal taschino del doppiopetto lo squadrone per rimettere in sesto l’Italia. Alla faccia di chi non ci crede e degli invidiosi! (Però, Silvio, ricorda che sei un presidente operaio, proletario e netturbino! quindi non montarti la testa…)
Fra un pò si metterà in moto il paese dei balocchi! Non ci saranno governi ombra ad offuscare la tua pelle abbronzata ed il sorriso splendente. Mmmh..Noto che il trapianto è riuscito bene, eppure, mio vecchio pirata, con quella bandana ed il sorriso malandrino mi avevi rubato il cuore…A proposito, Apicella, come sta?

Prima di iniziare a cianciare, forse dovrei darti del tempo, come si addice alle coppie di vecchia data. Ma io e te siam un pò come la Sandra e il Raimondo nazionali. Viviam di scaramucce!
Noi Italiani abbiam vissuto giorni sciatti e senza un minimo di stile. Però, anche tu…la maglietta della salute sotto il doppio petto…sarà stata l’influenza del governo di sinistra? L’austerità di quei cattivacci dei comunisti?
In tv ti ho visto ritornar agli antichi fasti…Putin, Bush, tutti ti acclaman e reclaman a gran voce.
 L’Europa, ma che dico, il mondo intero ci guarda…e presto comincerà a farsi grasse risate.
Noi, credo, un po’ meno…
Silvio, la monnezza, la porti fuori tu? Qualcuno prima o poi dovrà occuparsene…

©Gattodimare

Per deliziarvi, vi lascio la poesia che il Don aBondi dedicò al cavaliere con immenso slancio:

 A Silvio

Vita assaporata

Vita preceduta

Vita inseguita

Vita amata

Vita vitale

Vita ritrovata

Vita splendente

Vita disvelata

Vita nova

E come direbbe Marina Massironi…Rabbrividiamo…

Un pò così

Oggi è una giornata un pò così.
Vuoi per il tempo…Nuvoloni plumbei all’orizzonte, in cui spicca la striscia grigio blu del mare.
Vuoi per le cosiddette novità.
No. Non è per nulla una bella giornata…
Lui parlava e le sue parole si aggrovigliavano nel mio cervello. Già disordinato di suo.
Sarà per via dell’odore di alcol che si avverte nei corridoi.
Sarà per via delle memorie.
No, l’idea di ritornarci, non mi aggrada per nulla.
L’idea che sia una cosa che richieda tempo, a suo dire, altrettanto.
Mah…per ora gira così.
Sia fatta la tua volontà…

Il mare è la dimora

Secondo alcune leggende,
il mare è la dimora di tutto ciò che abbiamo perduto,
di quello che non abbiamo avuto,
dei desideri infranti,
dei dolori,
delle lacrime che abbiamo versato.

Osho
Dipinto: “The Iles d’Or”,  H. E. Cross

L’immensità dell’attimo

… Sulla terra accadono senza luogo
senza perché le indelebili
verità, in quel soffio ove affondan
leggere il peso le fronde
le navi inclinano il fianco
e l’ansia de’ naviganti a strane coste,
il suono d’ogni voce
perde sé nel suo grembo, al mare al vento.

Mario Luzi
Immagine di Kenny Primmer

Peppino Impastato

 
 
I miei occhi giacciono
in fondo al mare
nel cuore delle alghe
e dei coralli.

Seduto se ne stava
e silenzioso
stretto a tenaglia
tra il cielo e la terra
e gli occhi
fissi nell’abisso.

  Peppino Impastato

 

 

Potrei scrivere molte cose,ma ti ricorderò con questa poesia ed una canzone.
Talvolta la voce degli uomini passa inosservata.
Talvolta è scomoda e allora ci si tappa le orecchie…
Mi vengono in mente le tre scimmiette.

Non vedo, Non sento, Non parlo

LA CULTURA DELLA LEGALITA’ PARTE DA OGNUNO DI NOI.
DAL NOSTRO DIRE NO.
DAL NOSTRO NON PIEGARCI.
AVANTI A TESTA ALTA RIPUDIANDO LA CULTURA DEL “BACIAMO LE MANI”.

Ciao Peppino… Mi piace ricordarti così…

 
Per non dimenticare…
9 Maggio 1978-9 Maggio 2008

E tu, sai contare e camminare?

Pensieri

Quando ho aperto gli occhi ti ho ringraziato.
Quando ho aperto gli occhi ho trovato un sorriso,
ed in quel sorriso ho visto Te,
perchè dicono che tu sei in ogni uomo.
Era il tuo sorriso, lo sò…
Quando ho aperto gli occhi ho visto l’azzurro del cielo,
entrava nella stanza come un esplosione.
Quando ho aperto gli occhi, ho visto

Non era il cielo di ieri,
non era il sole di ieri,
non ero quella di ieri.

Quando ho chiuso gli occhi ho avuto paura,
perchè non era un silenzio che consolava.
Era vuoto, sterile.
Ho avuto paura.
Di non ritrovare quel cielo,
di non poter più udire la voce del mare,
di non vedere gli occhi di mia madre,
di non vedere mio padre con gli occhiali sul naso,
di non vedere il mio amato gatto.

Quando ho aperto gli occhi ho compreso molte cose
e di questo ti ringrazio.

La vita, è qualcosa di immenso.

©Gattodimare

Ulisse

L’astuto Ulisse,
così mi chiamavano.
Così di me cantavano.
Perfino Achille ascoltò le mie parole.
Perchè ero vecchio e saggio.
Così credevano.

-Stolto.-

Vagai per mari,
per terre,
per guerre.
Ascoltando,
nutrendo la mia stupidità
di conoscenza.
Quanti anni di sangue sulle spalle,
per quelle alte mura da varcare.
Degli uomini è la guerra,
superba e fiera.
Priva di pietà e compassione.
Acceca,
rende avidi.
L’onore da difendere,
-a quale prezzo?
La terra è intrisa del sangue
dei morti,
che ogni notte urlano
nelle mie orecchie.

Mia sposa infelice.
Se avessi compreso cos’è Itaca:
la casa,
l’amore,
il nucleo.
L’abbraccio che consola,
il giorno che non muore.
La notte che porta pace.
I tuoi occhi.
Se avessi compreso.

Ed ora vago, in acque ostili,
meta vicina, eppur lontana,
che mai raggiungo.
Ad ogni ruggito della mia vanità si allontana.

-Se  comprendesse,
l’astuto Ulisse si piegherebbe agli dei.-

Questo stolto petto,
gonfio d’orgoglio-mai sazio-ci separa.
Uccidendoti ogni giorno dei tuoi giorni.
Se comprendessi,
dichiarerei sconfitta.
E tu, mia amata compagna,
nella tua attesa, nel tuo dolore,
t’innalzi alta e pura
vincendo su questo piccolo uomo.

Se avessi compreso…

©Gattodimare
Dipinto di L.Roperti

Gattodimare

 

Dalla finestra di quella camera si vede il mare.
Nelle giornate in cui cambia il vento l’aria diventa gelida ed umida.
Entra in ogni angolo della casa.
Penetra nelle ossa mettendo inquietudine.

“Dicono che il mare appartenga a chiunque lo chiami.”-diceva.

Il tempo si è fermato. Ogni cosa giace immobile al suo posto. Senza tempo.
Il pianoforte non ha più voce. Tradito nel suo angolo. Potresti farci tutte le note che vuoi, ma non le sue. Quelle si sono perse in un diario di pagine bianche che nessuno ha mai scritto.
“Ogni tanto qualche ingranaggio si inceppa.”
- dice a bassa voce, per non disturbare l’incompiuto percorso della vita.
 Il vento caldo di scirocco fa ondeggiare le tende.

“E’ come un grande abbraccio. Una nenia d’amuri.”- le sussurrava all’orecchio.
 
La casa cade a pezzi: il sale si è infiltrato nelle travi, nelle tarlature dei mobili. Si attacca alla pelle e ai vestiti.
“Ogni cosa ha una fine. Solo il mare non ha tempo. Lui ha una metrica ben precisa di andate e ritorni…”

Si ferma sotto il porticato ad osservare il giardino: sembra che la vegetazione voglia ingoiare tutto. Quest’esplosione di vita stride con il letargo della casa.
È una notte sonnolenta. La città riposa quieta. Ne potreste sentire il respiro.
Oltre quel cancello il mare.
 
“Il mare non ha tempo, immutato e mutevole nella sua astratta perfezione, appartiene a chiunque lo ami.”- diceva.

L’acqua le lambiva appena i piedi.
Inutile fuggire. Ogni ricordo era ancorato nelle pieghe mute dell’anima.
Inspirò l’aria salmastra.
La voce del mare si insinuò con prepotenza nel suo corpo. Come un orgasmo improvviso che risveglia i sensi. Tornava ad esistere, dopo l’oblio quotidiano.
 
…“Somiglio ad una gabbianella ?”- gli chiede ridendo.
“Piuttosto, direi che somigli ad un “gatto di mare”!-risponde sorridendo-“Uno di quegli esili gattini che ciondolano al porto col pelo arruffato dal sale!
Quelli che dormono beati sulle reti dei pescatori. Ignari dello scorrere del tempo. Sovrani del mondo.
Il mare è come i gatti. Non ha tempo, non ha anni.
Indifferente e irraggiungibile. O lo odi o lo ami. Non ammette vie di mezzo.
E’ come te.”
La solleva da terra.
“Il mio GATTODIMARE!”- dice ad alta voce.
Ama sentirla ridere. E’ incantato dal suono argentino di quella risata.
Qualcuno avrebbe dovuto scattare una foto. Senza mettere a fuoco.
Dai colori carichi. Satura. Rubata al tempo, ad un istante di felicità senza contorni ben definiti che nessuno ha voluto tracciare…

Era un giorno come tanti quando lei andò via.-Un giorno senza risveglio.
Quell’amore si era perso come acqua nella sabbia. Era rimasto solo un impercettibile colore bruno dove vi era caduta la goccia. 
Aveva seppellito quella risata argentina nell’abisso. Lasciandola divenire memoria custodita dal mare.

“Ogni cosa ha una fine. -diceva- Solo il mare non ha tempo. Ha una metrica ben precisa di andate e ritorni. Non tutti riescono a decifrarla.
Il suono che si sprigiona dall’abisso lo culliamo dentro. Lenisce quel dolore sordo che consuma i giorni, i sogni… Le speranze.
Il mare non ha tempo, non ha anni.
Resta immutato, nella sua magnificenza, ad incantarci. Con astratta e mutevole perfezione.
Come te, mio piccolo Gattodimare.”-diceva.

Guardò la luna riflessa nell’acqua. Sospesa tra cielo e mare. Amica e compagna dei gatti.
Pensò che anche lei, come la luna, era rimasta “sospesa” in quella casa.
Per un attimo, tutto cominciò a tremolare…
“Non è una lacrima.”-si disse.
“E’ acqua di mare.”

Sentiva la necessità di ritornare al suo mare. Aveva bisogno di ritrovare quell’amore sfuggito al tempo nella metrica di andate e ritorni indecifrabili.
Non poteva farne a meno.
Non voleva farne a meno.
Aveva messo l’Oceano tra loro, fermando l’eternità in quell’angolo di mare.
 
“Forse, un giorno, “Gattodimare” smetterà di fuggire e ritornerà ad acciambellarsi quieta sulle reti dei pescatori. A dormire il suo sonno senza tempo. Sovrano del porto e della sua città di mare…”
Così le aveva detto, tanti anni fa, stringendola a sé.

Tolse i vestiti. Lentamente. Come un rito.
Rimase nuda. Esile come un gatto di mare.
Un passo, due passi.
L’acqua le carezzava la pelle impudicamente.
Il mare le cinse la vita. Come un grande abbraccio.
L’abbraccio dell’immenso.
Un passo, due passi.
Il bacio del mare sulle labbra.
Le mani del mare sulla nuca come carezza del padre.
La voce del mare nel cuore come parole della madre.
Le lacrime si persero in acqua- Tornando a casa.
Ogni dolore scomparve. Ogni ricordo sbiadì.
Ad occhi aperti dentro il ventre del mare, per vedersi.
Per ritrovarsi.
Per rinascere nell’acqua…

©Gattodimare
Foto di ©M.G.

Il cuore di una donna

Il cuore di una donna è terreno insondabile.
Non potrei spiegarti quali linee segue. Quali traiettorie.
Dentro ha molto più di quello che si dice in giro.
Dentro.
Negli angoli.

Prende decisioni senza logica apparente, il cuore delle donne-a volte.
Tutti sanno cosa è giusto, cosa è bene.
Cosa è male.
Il cuore di una donna se ne frega.
Non è mai razionale. Non vuole esserlo.
Si libra in alto, mai memore di Icaro.
E’ mosso da grandi passioni.
-In alto.-
Vuole godere dell’ebbrezza del volo. A pieni polmoni…
Sentire l’aria che invade e desta dal torpore mediocre della moltitudine.
Vicino al sole, senza remora.

Così è il cuore di una donna.

Tum..Tum..Tum..
(ascoltane il battito)
Tum..Tum..Tum..
Una metrica sconosciuta.
Il cuore di una donna è musica tribale.
Sottofondo di giornate che non vale la pena ricordare.
Solo quel battito le salva. Quel battito di passione…

Non potrei spiegarti mai il mio cuore.
Quella sensazione di apnea che mi invade quando non me l’aspetto.

Il cuore di una donna.
Perso in gomitoli d’amore di cui vorrebbe trovare il capo…
Che osserva giorni mediocri attraverso nostalgie di ricordi, incantati nel gusto dell’impossibile.
Tra troppe sigarette e lacrime.

Non ferirlo mai, il cuore di una donna.
Non ti parlo del mio cuore.
Che è comunque il cuore di una donna…
Diverrebbe macigno posto nel cammino.
Gireresti a vuoto.

Il cuore di una donna.
Se non perdona, non odiarlo.
Senza rancore.
Sta già volando verso un altro cielo.

©Gattodimare

Gli occhi del mare

Gli occhi del mare non hanno luoghi conosciuti.
Vivono lontano dagli sguardi.
Dentro.
Nelle strade dell’anima.

©Gattodimare

Tantalo

Avevo detto basta, ero stanca di vivere i miei giorni come Tantalo…
Avevo detto basta. Era accaduto in modo brutale e naturale al tempo stesso.
Non si può andare contro ai mulini a vento…Non si può mancare a noi stessi a tal punto.
Spesso l’amore ci spinge ad atti inspiegabili…
Avevo detto basta in una sera senza sonno, senza mare.
Avevo detto basta perchè al cuore non si possono fare troppe cose, si colma in modo spropositato e non regge.
Avevo detto basta perchè la speranza non fosse mai uccisa.
Avevo detto basta…

©Gattodimare

Penelope

Cosa resta dei miei anni.
Questa tela.
Questa tela che non svelo.
Menzogna d’amore.
La mia anima che nasce e muore.
Ogni notte.
Cosa resta della mia giovinezza,
della bellezza che sfiorisce,
in ogni notte,
in ogni giorno.
Aggrappata all’amore,
a questa illusione.
Chi troverò se tornerai?
Chi troverai tornando?
Colei che sposasti
colei che perdesti.
La mia tela, il mio inganno.

Il mare ci divide, stupido uomo,
abbandonati agli dei e comprendi,
-comprendi-
il tuo vagare incerto ha ucciso.
Miete campi di gioia nella mia anima.
Un deserto l’hai resa.
Questa tela che non svelo,
menzogna d’amore.
In lei rinasco e muoio.
Ogni giorno dei miei giorni di lutto.

©Gattodimare
“Muchacha de espalda”, Salvador Dalì

Anime salve


“Sono state giornate furibonde,
senza atti d’amore,

senza calma di vento.
Solo passaggi e passaggi …
Passaggi di tempo ,
ore infinite come costellazioni e onde.

Spietate come gli occhi della memoria…”

Anime salve“-F.De Andrè, I.Fossati

Blu Oltremare

Guardò la tela.
Uno spazio bianco. Come la sua vita.
Qualcosa da definire.
Intinse il pennello nel colore.
Blu oltremare.
Cominciò a campire la tela. Senza diluire il colore, usandolo in tutta la sua pienezza.
Il suo mare.
Oltre lo spazio. Oltre il tempo.
Oltre quel dolore sordo che le consumava i giorni.
Blu oltremare.
Il mare. Nel profondo.
Nel silenzio.
Scendeva dentro l’anima, aggrappandovisi con braccia invisibili.
La voce del mare…Il profumo del mare…
LINFA VITALE.
Il mare, il grande fratello mare che incuteva paure ancestrali. La culla del grande leviatano- il mare.
Possente rimedio per amori infelici e malattie senza guarigione.
Il mare, culla per lacrime senza tempo.
Chemioterapia di giorni perduti.
Di giorni di vento, non vissuti- rincorsi tra vie di dolore e rabbia.

Non c’era un soggetto. Non serviva altro a quella tela.
Solo acqua pura.
Il mare.
Da solo sarebbe bastato a riempire un’esistenza.

©Gattodimare